Pietro Leone Germano
Chimico Industriale laureato all'Università di Padova. Mi piace insegnare e crescere insieme alle persone che mi circon…
I prodotti cosmetici rappresentano una delle categorie merceologiche più diffuse nella vita quotidiana, eppure la loro natura chimica e il quadro scientifico che li governa rimangono spesso poco conosciuti. Comprendere cosa si intende per cosmetico, come viene definito e regolamentato, e quali trasformazioni ha attraversato nel corso della storia è il primo passo per approcciarsi a questo settore con consapevolezza critica.
Classificazione dei prodotti cosmetici
- Cosmetici di detergenza: Basati sulla chimica dei tensioattivi (anionici, anfoteri, non ionici), che agiscono abbassando la tensione superficiale dell'acqua e favorendo la rimozione dello sporco grasso per micellazione.
- Cosmetici eudermici: Formulati per interagire con il film idrolipidico cutaneo. Sfruttano sostanze umettanti (come il glicerolo o l'acido ialuronico) per trattenere acqua nello strato corneo.
- Cosmetici decorativi (Make-up): Dove la scienza dei materiali e la chimica dei pigmenti (ossidi di ferro, miche, lacche) determinano la coprenza, il colore e la stabilità del film sulla pelle.
- Cosmetici protettivi: Proteggono da agenti esterni, come i raggi solari o il freddo.
- Cosmetici profumanti: Destinati a conferire una fragranza (es. profumi, acque di colonia, deodoranti).
Negli ultimi decenni si è inoltre consolidata una categoria "ibrida" particolarmente interessante dal punto di vista scientifico: i cosmeceutici, noti anche come "quasi-farmaci". Si tratta di prodotti che, pur rientrando nel quadro regolatorio della cosmetica, esibiscono attività biologiche documentate e meccanismi d'azione paragonabili a quelli di principi attivi farmacologici.
Tra i sottogruppi più rilevanti di questa categoria si distinguono i cosmetici depigmentanti — che agiscono come modulatori della melanogenesi — i prodotti anti-aging, formulati con antiossidanti, retinoidi e peptidi bioattivi, e le formulazioni capillari con azione pro-crescita, che intervengono sul ciclo del follicolo pilifero.
Questa serie di articoli si propone di esplorare sistematicamente questo panorama, a partire dal rapporto tra cosmetici e prodotti naturali e dalla loro evoluzione storica, passando per l'analisi delle principali categorie e materie prime impiegate nella formulazione industriale, fino ai cosmeceutici e alle tecnologie emergenti.
Le origini: cosmetica e sostanze naturali
L’uso di sostanze per la cura del corpo affonda le sue radici nelle prime fasi della storia umana, ben prima della nascita della chimica come disciplina scientifica. Tuttavia, le prime sistematizzazioni strutturate di queste pratiche emergono nelle antiche farmacopee, che rappresentano un passaggio cruciale per comprendere l’origine della cosmetologia moderna
Il testo cinese The Divine Farmer’s Herb-Root Classic, attribuito a Shennong e datato tradizionalmente intorno al 3494 a.C. descrive 365 sostanze di origine minerale, vegetale e animale. Queste sono classificate in base a efficacia e tossicità in tre categorie: non tossiche, moderatamente tossiche e tossiche. Tale classificazione rappresenta una delle prime forme di valutazione empirica della sicurezza delle sostanze naturali.
Shennong che mangia erbe, in un
dipinto giapponese.
Nel mondo occidentale, il riferimento principale è il De Materia Medica di Pedanius Dioscorides, redatto nel I secolo d.C. (circa 50–70 d.C.), che descrive circa 600 piante medicinali ed ha costituito per secoli la base della farmacognosia europea.
Parallelamente, la medicina tradizionale indiana, Ayurveda, si sviluppa tra il 3000 e il 2000 a.C. Il testo Charaka Samhita, attribuito a Charaka e redatto tra il I e II secolo d.C., documenta circa 500 piante e i loro utilizzi.
In Giappone, il testo medico Ishin-hou, compilato nel 984 d.C. dal medico imperiale Tamba no Yasuyori descrive pratiche cosmetiche come l’uso di miscele vegetali per mantenere la pelle chiara.
Questi esempi mostrano come, nelle fasi iniziali dello sviluppo scientifico, non esistesse una distinzione netta tra uso terapeutico e cosmetico: le stesse sostanze naturali venivano impiegate per entrambe le finalità .
Tuttavia, le evidenze archeologiche indicano che l’uso dei cosmetici risale almeno al Paleolitico, suggerendo che la cosmetica si sia sviluppata parallelamente alla storia dell’umanità .
Le civiltà egizia e araba utilizzavano unguenti cosmetici già oltre 4000 anni fa. Intorno al 2920 a.C. si registrano formulazioni a base di materiali come catrame e mercurio, mentre nel 1930 a.C. i profumi erano già oggetto di commercio in Egitto.
Nel Giappone del periodo Edo, la cosmetica tradizionale si basava su tre colori fondamentali: rosso, bianco e nero. L’aumento della domanda portò alla diffusione di coltivazioni di cartamo (anche detto "zafferanone") per la produzione di pigmenti rossi.
In diverse culture, l’ideale estetico della pelle chiara ha portato all’uso di sostanze quali argilla, farina, calomelano (Hg₂Cl₂) e carbonato di piombo (PbCO3).
Tuttavia, molte di queste sostanze sono oggi riconosciute come tossiche, evidenziando l’assenza, in epoca pre-moderna, di una valutazione scientifica della sicurezza.
Dalla naturalità alla sintesi: la cosmetica contemporanea
Se la storia della cosmetica è profondamente radicata nell’uso di materie prime naturali, l’età contemporanea segna un punto di discontinuità netto.
Infatti, a partire dal XX secolo, con lo sviluppo dell’industria petrolchimica e della chimica organica fine, si assiste a un progressivo spostamento da ingredienti naturali grezzi a molecole sintetiche.
Le ragioni di questa transizione sono molteplici:
- Riproducibilità e standardizzazione: le materie prime naturali sono intrinsecamente variabili (stagionalità , origine geografica, condizioni di estrazione), mentre le molecole sintetiche garantiscono composizione costante e controllata.
- Sicurezza e purezza: la sintesi consente di eliminare impurità indesiderate o componenti tossici spesso presenti nei derivati naturali.
- Performance funzionale: è possibile progettare molecole con proprietà mirate (maggiore stabilità ossidativa, migliore biodisponibilità , specifiche interazioni). In questo contesto trovano largo impiego sostanze come acido ialuronico, niacinamide, retinolo, oltre a polimeri siliconici e tensioattivi come il sodio lauril solfato (SLS).
- Scalabilità industriale e costi: la produzione sintetica permette economie di scala difficilmente raggiungibili con l’estrazione naturale.
In basso, molecola di sodio lauril solfato.
Al giorno d'oggi la cosmetica rappresenta uno dei settori più rilevanti della chimica applicata, con un valore di mercato mondiale di oltre 500 miliardi di dollari e in continua a crescita, trainato da innovazione tecnologica, nuovi attivi e cambiamenti nelle abitudini di consumo.
Dal punto di vista formulativo, un cosmetico moderno contiene mediamente 15–30 ingredienti, mentre le formulazioni più complesse (come creme anti-aging o solari) possono superare le 50 sostanze diverse, ciascuna con una funzione specifica. Tra queste, l’acqua rappresenta spesso oltre il 60–80% della composizione, seguita da una frazione strutturata di emollienti, tensioattivi e polimeri funzionali.
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Fonti
- 1) Alexander, K., & Romanowski, P. (Eds.). (2026). Cosmetic science: Formulation and technologies. Springer. https://doi.org/10.1007/978-3-032-03596-7
- 2) https://www.statista.com/topics/3137/cosmetics-industry/?srsltid=AfmBOorhq8yA2f8uXNhLIqe2-bs1QlEbkj-d-zoV5_ZyeLHECv3bQBQE