Francesco Sbalchiero
Professore di chimica industriale, chimica organica, chimica analitica, chimica inorganica, chimica-fisica. Proprietar…
I composti binari sono sostanze chimiche costituite da due elementi differenti. Dal punto di vista della natura del legame chimico, essi si suddividono principalmente in composti ionici e composti molecolari (covalenti).
I composti ionici sono formati dall’unione tra un catione metallico e un anione non metallico, e nella loro formula chimica il metallo viene sempre scritto per primo. A questa categoria appartengono gli idruri ionici, i sali binari (come alogenuri e solfuri) e gli ossidi basici.
I composti molecolari, invece, derivano generalmente dalla combinazione tra non metalli e comprendono ossidi acidi (tradizionalmente chiamati anidridi), idracidi e idruri covalenti.
Struttura e denominazione dei sali binari
Nei sali binari, la formula chimica è costituita da una parte metallica e da una non metallica. Secondo la nomenclatura IUPAC, gli anioni monoatomici vengono denominati aggiungendo il suffisso -uro al nome dell’elemento non metallico da cui derivano.
Ad esempio:
-
Cl⁻ → cloruro
-
S²⁻ → solfuro
-
Br⁻ → bromuro
Il nome del composto viene quindi formato indicando prima l’anione e successivamente il metallo. In Figura 1 sono raffigurate alcune radici dei nomi provenienti dall'elemento chimico.
Nomenclatura sistematica e uso dei prefissi numerici
Quando due elementi possono combinarsi secondo diversi rapporti stechiometrici, la nomenclatura sistematica utilizza prefissi numerici per indicare il numero di atomi presenti nel composto. I principali prefissi sono mono-, di-, tri-, tetra-, penta-, esa-, epta-, otta-, nona-, deca-.
Ad esempio, nel composto Fe₂S₃, l’anione è il solfuro e gli atomi di zolfo presenti sono tre; il composto può quindi essere denominato trisolfuro di diferro, dove i prefissi indicano esplicitamente il numero di atomi di ciascun elemento. Il prefisso mono- viene utilizzato solo quando necessario per evitare ambiguità nella denominazione.
Nomenclatura di Stock e numero di ossidazione
Poiché molti metalli possono presentare più numeri di ossidazione, risulta spesso necessario specificare lo stato di ossidazione del catione metallico. La nomenclatura Stock prevede quindi l’indicazione del numero di ossidazione mediante un numero romano scritto tra parentesi dopo il nome del metallo.
Per esempio:
-
FeCl₂ → cloruro di ferro (II)
-
FeCl₃ → cloruro di ferro (III)
L’indicazione del numero di ossidazione viene omessa quando il metallo possiede un unico stato di ossidazione possibile, come nel caso dei metalli alcalini o alcalino-terrosi.
Nomenclatura tradizionale: suffissi -oso e -ico
Accanto ai sistemi moderni è ancora largamente utilizzata la nomenclatura tradizionale, basata sull’impiego dei suffissi -oso e -ico per distinguere diversi stati di ossidazione dello stesso elemento metallico.
Il suffisso -oso indica il numero di ossidazione minore, mentre -ico indica quello maggiore.
Esempi significativi sono:
-
FeCl₂ → cloruro ferroso (Fe²⁺)
-
FeCl₃ → cloruro ferrico (Fe³⁺)
-
CuCl → cloruro rameoso (Cu⁺)
-
CuCl₂ → cloruro rameico (Cu²⁺)
Ecco alcuni esempi riassuntivi su quanto detto sopra, Figura 2.
Importanza della nomenclatura dei composti binari
La corretta applicazione della nomenclatura dei composti binari consente di stabilire una relazione diretta tra formula chimica, composizione del composto e numero di ossidazione degli elementi coinvolti. La padronanza di questi sistemi di denominazione rappresenta una competenza fondamentale nello studio della chimica inorganica, nella lettura della letteratura scientifica e nelle applicazioni industriali e di laboratorio.
Ti è piaciuto l'articolo?
Salvalo nei preferiti o condividilo con altri appassionati!
Fonti
- Link YouTube canale Frank explains: https://youtu.be/TH4V6n-k6YQ?si=hhifnVqcHzqN9kBg