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Le Scorie Nucleari: Cosa Sono, Rischi e Gestione Sicura

chimica fisica
22 Settembre 2025
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Francesco Sbalchiero

Professore di chimica industriale, chimica organica, chimica analitica, chimica inorganica, chimica-fisica. Proprietar…

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Quando pensiamo al nucleare, molti immaginano reattori e centrali… ma cosa succede a ciò che resta alla fine del processo? Le scorie nucleari rappresentano il lato meno noto, ma fondamentale, dell’energia atomica. In questo articolo vedremo cosa sono, perché restano per così tanto tempo e come vengono gestite.

La fissione nucleare e il combustibile

L’energia nucleare deriva dalle reazioni a catena che causano la fissione degli atomi: la spaccatura del nucleo libera neutroni ed energia. Gli elementi fissili più utilizzati sono plutonio-239 e uranio-235. Durante la fissione, gli isotopi fissili nel combustibile vengono consumati e i prodotti della reazione diventano scorie radioattive. Quando il combustibile perde la sua parte fissile si parla di combustibile esausto, pericoloso anche se quantitativamente inferiore rispetto ai rifiuti prodotti da altre centrali.

Ogni tre anni circa, i reattori vengono fermati e il 25-30% delle barre esauste viene rimosso e riposto in piscine di decadimento per 5-10 anni, fino a quando la radioattività a breve emivita si riduce.

Le scorie rimanenti sono composte per il 95% da materiali a bassa e media attività, principalmente uranio-238, e per il 5% da materiali ad alta attività, tra cui frammenti di fissione, plutonio e attinidi minori (nettunio, americio, curio), caratterizzati da emivita lunghissima.

Gli attinidi sono gli elementi della parte bassa della tavola periodica e il loro contributo alla pericolosità delle scorie è significativo: il plutonio è il più pericoloso, seguito dagli attinidi minori, che sono circa mille volte più pericolosi dei prodotti di fissione. Tra i prodotti di fissione particolarmente rischiosi ci sono isotopi di iodio, stronzio, tecnezio e cesio, per la loro mobilità nella biosfera e affinità biologica.

Composizione del combustibile esausto

Dopo tre anni di permanenza nel reattore, il combustibile irraggiato contiene più del 95% di uranio, di cui 94,3% di U-238 e 0,8% di U-235. La frazione restante comprende:

  • Prodotti di fissione (Sr-90, Cs-137, Zr-93, Tc-99, Kr-95, ecc.) pari al 3,5%

  • Vari isotopi del plutonio (0,89%)

  • 236-U (0,46%)

  • Attinidi non fissili (0,065%)

Questa composizione ha portato all’adozione di due strategie per la gestione del combustibile esausto:

  • Ciclo aperto: l’uranio viene utilizzato una sola volta e il combustibile esausto è stoccato in depositi geologici. Viene sfruttato meno del 2,5% dell’energia contenuta nell’uranio.

  • Ciclo chiuso: il combustibile esausto viene trattato chimicamente per recuperare uranio e plutonio, riutilizzati per produrre nuovo combustibile. Solo il 3% dei rifiuti, contenente prodotti di fissione e attinidi minori, resta da smaltire come scoria ad alta attività.

La radioattività dei prodotti di fissione

I prodotti di fissione sono instabili perché nascono con un rapporto sbilanciato tra neutroni e protoni. Per stabilizzarsi decadono spontaneamente emettendo:

  • Beta-meno (β⁻): un neutrone si trasforma in protone, emettendo elettrone e antineutrino.

  • Gamma (γ): energia sotto forma di fotone.

Alcuni isotopi come Cs-137 e Sr-90 hanno una resa del 5-6%, informazioni fondamentali per la gestione delle scorie.

Il plutonio-239 non è un prodotto diretto della fissione, ma si forma per trasmutazione dell’uranio-238, che assorbe un neutrone e subisce due decadimenti β⁻ consecutivi. Il plutonio-239 è fissile e contribuisce alla produzione di energia nel reattore.

Effetti delle radiazioni

Le radiazioni ionizzanti possono danneggiare le cellule umane rompendo legami chimici e ionizzando atomi. Gli effetti variano da nessun danno a gravi conseguenze:

  • Mutazioni genetiche

  • Sterilità

  • Leucemie

  • Tumori

Quantità di rifiuti prodotti

Grazie all’elevata densità energetica, il nucleare produce un volume limitato di rifiuti. Per una centrale da 1000 MW:

  • 2 t rifiuti ad alta attività

  • 2 t rifiuti a bassa/media attività

  • 2 GBq di rilasci radioattivi

Le scorie ad alta attività vetrificate occupano solo circa 3 m³. Per confronto, il volume delle scorie ad alta attività prodotte in Italia in 60 anni dalle sette centrali nucleari previste sarebbe inferiore a un cubo di 20 m di lato.

Sicurezza delle centrali nucleari

La sicurezza segue il principio della difesa in profondità: barriere successive impediscono il rilascio di radioattività anche in caso di incidente. Le principali barriere sono:

  1. Matrice ceramica del combustibile

  2. Incamiciatura metallica (cladding)

  3. Circuito refrigerante in acciaio inox

  4. Contenimento del reattore

Inoltre, sistemi attivi e passivi assicurano protezione anche in caso di malfunzionamenti. L’Autorità di Sicurezza verifica continuamente il rispetto delle norme e può arrestare l’impianto per interventi correttivi.

Gestione dei rifiuti radioattivi

I rifiuti nucleari sono classificati in:

  • Bassa attività: decadono in pochi giorni o decenni, es. indumenti usa e getta.

  • Media attività: richiedono secoli per raggiungere livelli sicuri, es. materiali strutturali irradiati.

  • Alta attività: restano pericolosi migliaia di anni, derivanti dal combustibile esausto.

I rifiuti vengono condizionati in forma solida (cemento, vetro) all’interno di contenitori di acciaio per stoccaggio e smaltimento.

  • Bassa e media attività: depositi superficiali o sub-superficiali (decine di metri) con barriere artificiali.

  • Alta attività: depositi geologici profondi (600-800 m), affidandosi principalmente a barriere naturali.

Il decadimento dei materiali ad alta attività può richiedere fino a 200.000 anni per tornare alla radioattività dell’uranio originale. Il riciclo di uranio e plutonio riduce il tempo di decadimento di un fattore 10, mentre la trasmutazione degli attinidi lo riduce di un fattore 1000.

Conclusione

Le scorie nucleari sono piccole in volume, ma enormi in responsabilità. La loro gestione richiede tecnologie avanzate, sistemi di contenimento multipli e rigorosi controlli. Nonostante la pericolosità, l’impatto quantitativo e ambientale è molto limitato rispetto ad altre fonti energetiche.

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Fonti

  • https://it.wikipedia.org/wiki/Rifiuto_radioattivo
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Ciclo_del_combustibile_nucleare
  • https://static.sif.it/SIF/resources/public/files/energy/en_des_aquila.pdf
  • https://youtu.be/OhvU0voxZ78?si=JHFmJtVyMb5-r7kK?sub_confirmation=1

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